“Il male inutile”

Testimonianze di guerra di un reporter “di lungo corso”, inviato speciale e corrispondente in molte aree difficili del mondo, tragedie che nel vorticoso flusso mediatico dell’informazione vengono celermente e colpevolmente messe nell’angolo dell’attualità. Ne racconta il libro di Marco Lupis “Il male inutile” (Rubbettino Editore): non soltanto la memoria di fatti drammatici di guerre e massacri dimenticati ma anche un incisivo atto di denuncia affinché quegli orrori non vengano obliati.

“Il male inutile” è al tempo stesso anche la confessione della vita dell’autore, biografia “intima” delle difficoltà personali che da testimone Lupis ha fronteggiato e in qualche maniera risolto in tanti anni. Fino a quando, “appeso al chiodo” il giubbotto antiproiettile, si è trovato a dover fare i conti con una diagnosi di sindrome da stress post traumatico che minacciava di rendere insopportabile la vita sua e di coloro che gli stavano accanto.

«Marco Lupis è uno che ho visto lavorare sul campo — scrive di lui il collega Maurizio Blondet — Spesso per le rispettive testate giornalistiche per le quali lavoravamo abbiamo raccontato di violenze tremende, dormito per terra, rischiato più volte la vita e, inevitabilmente direi, siamo diventati amici. Così mi sono reso conto molto presto che sapeva quello che faceva. E quello che scriveva».

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